Sarebbe dovuto essere un centro destinato ad attività culturali e ricreative, di proprietà comunale, ma ad uso esclusivo dei cittadini.
Situato nella frazione di Capitone, nelle adiacenze di Narni Scalo, in una palazzina di due piani con spazio verde circostante.
A carico dell'amministrazione comunale sarebbero state esclusivamente le spese di ristrutturazione dell'immobile, essendo questo stato dato al Comune a titolo gratuito.
Invece tutto questo non si farà, perché il Comune non ha rispettato i propri impegni ed il 'benefattore' a questo punto ha chiesto la restituzione del bene.
Un notaio di Roma e la sua famiglia, proprietari di una palazzina situata appunto sulla strada Capitonese, appena fuori Narni Scalo, nel gennaio 2003 ha effettuato una donazione al Comune di Narni con la quale l'edificio veniva ceduto a titolo gratuito.
L'amministrazione comunale, nella persona del sindaco Stefano Bigaroni, che aveva partecipato all'atto accettando la donazione, si era però presa l'impegno di destinare l'immobile a centro destinato ad attività culturali e ricreative, o comunque di utilità sociale, da intitolarsi 'Centro sociale Dario Feroli'.
In quanto i donanti avevano appunto intenzione di fare un regalo alla cittadinanza, nella speranza che l'immobile potesse essere destinato a fini di pubblica utilità.
Ovviamente il Comune si sarebbe dovuto sobbarcare le spese di ristrutturazione e di adeguamento dell'edificio alla nuova funzione.
Condizione essenziale, era però previsto nell'atto di donazione, che detto restauro e detta nuova destinazione avvenissero entro quattro anni, ossia entro il gennaio 2007.
Pena la restituzione del bene al donante e la conseguente perdita dello stesso per il Comune. Pertanto, trascorsi quattro anni nella più assoluta inerzia da parte dell'amministrazione, che ha lasciato l'edificio in completo abbandono, il notaio, comunque ugualmente intenzionato a lasciare l'immobile al Comune, ma parimenti intenzionato a vedere rispettate le condizioni poste, veniva appositamente da Roma a Narni a chiedere spiegazioni.
Ma, nonostante le rassicurazioni a lui date circa l'imminente inizio dei lavori, detta inerzia perdurava.
Così che lo stesso, ormai sfiduciato, era costretto a chiedere la restituzione del bene. Richiesta che tra l'altro non veniva neanche accolta, costringendolo così a citare di fronte al Tribunale di Terni l'amministrazione comunale narnese.
Che si difende ricordando i tagli alla spese pubblica stabiliti da tempo dalla normativa nazionale, che non avrebbero consentito di reperire i fondi necessari per provvedere all'esecuzione delle opere, pur avendole inizialmente previste nel piano triennale delle opere pubbliche.
Ciò che è sicuro è che comunque il centro ricreativo non verrà più fatto e che detta opportunità agli abitanti di Capitone è stata tolta.
E su tale circostanza punta il dito il portavoce provinciale della Destra Gianluca Procaccini, che ha segnalato l'episodio come esempio di cattiva amministrazione.

dal Corriere dell'Umbria Sabato 13 Settembre 2008

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