Sarà smantellata sino all'ultimo tubo: la direzione della Yara, la società multinazionale norvegese che ha la proprietà degli impianti chimici di Nera Montoro, è attualmente nella fase di definizione dei contratti per lo smontaggio totale della fabbrica.
Quello che sembra essere più grave è che gli impianti potrebbero essere trasferiti in altri stabilimenti della multinazionale per continuare tranquillamente a produrre.
Comunque tra qualche tempo centocinquanta lavoratori specializzati saranno incaricati di cancellare qualsiasi forma di attività industriale, ogni reparto, ogni officina.
Quasi sicuramente verranno fatti cadere anche i grandi silos, quello dove si produceva l'urea e l'altro, enorme, usato per immagazzinare i fertilizzanti, in quanto ci sono dei problemi di stabilità.
"La mossa della Yara è molto grave perché taglia qualsiasi ponte con il passato industrializzato del sito e non spinge verso un recupero ed è tipica dell'attività delle multinazionali"
, accusa Marco Mercuri, il presidente del Consiglio comunale di Narni.
Ed avverte che sin da domani mattina partiranno i telegrammi di convocazione per capire se gli accordi in essere sono stati disattesi.
Già, perché le istituzioni del territorio si erano mobilitate perché la Yara ottenesse dal Governo (allora era in carica Romano Prodi) un prezzo speciale per le forniture di metano per i siti di Ferrara e Ravenna con l'impegno di mantenere in attività anche Nera Montoro.
"sì, ci dobbiamo rivedere nelle prossime ore - sostiene Daniele Latini, l'assessore continua Mercuri - vogliamo vedere tutte le carte e valutare le azioni della Yara."
Per non chiudere del tutto il sito, la Yara aveva per cinque mesi anche prodotto una miscela ammoniacale con l'aiuto di una quindicina di lavoratori, una situazione provvisoria molto costosa e che è stata abbandonata appena possibile.
Fatto sta che la Yara, rompendo gli indugi, ha confermato nei fatti la mancanza di imprenditori interessati a quel territorio, nessuno che si voglia interessare di chimica.
A catena anche la centrale di produzione della Cofatech, che produce una cinquantina di Mw, ne seguirà la sorte abbandonando quello che una volta era un territorio molto industrializzato.
Rimane in testa a tutto la bonifica: la vecchia Enichem, che ora si chiama Syndial, è la proprietaria del terreno e per sbarazzarsene aveva venduto gli impianti
"dieci centimetri sopra il suolo"
facendo capire chiaramente che, una volta terminata qualsiasi attività industriale, avrebbe dovuto procedere a rimettere in sesto il territorio.
"Anche con l'Enichem ci sarà molto da discutere - dice ancora Mercuri - questo non è un territorio che si può solo sfruttare."
Tra qualche giorno verrà anche convocato l'Osservatorio provinciale della chimica con la Giunta Provinciale insieme ai sindacati di categoria.

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