Anche il Comune di Giove mette dei paletti per i campi fotovoltaici. Come ha già fatto il Comune di Amelia, al fine di preservare le campagne da un'invasione indiscriminata del pannello solare al posto del girasole, l'amministrazione giovese ha approvato una serie di norme che limitano l'uso del campo fotovoltaico. Nessun problema è previsto per gli impianti domestici, quelli fino a 20 Kwe. C'è invece un filtro normativo per gli impianti non familiari, quelli con cui le aziende producono energia per venderla. La norma più importante è quella che riguarda le fideiussioni.
Chi impianterà un campo fotovoltaico, o anche una serie di pale eoliche, dovrà versare al comune una somma di denaro, che resterà nelle disposizioni dell'ente pubblico fino alla fine del ciclo di vita dell'impianto. Questo perché smantellare i campi fotovoltaici, o le pale eoliche, una volta divenuti inutilizzabili (perché vecchi, superati, o rotti) è assai costoso.
Si vuole così evitare che delle aziende poco serie sfruttino gli incentivi statali per fare delle speculazioni, e poi abbandonino le strutture al degrado una volta divenute diseconomiche. In questo caso la comunità di Giove si ritroverebbe un giorno le sue belle campagne invase da vecchi arnesi che nessuno andrebbe a smantellare. Coi soldi messi da parte grazie alle fideiussioni sarà il Comune a intervenire in caso di inadempienza delle aziende truffaldine (purtroppo sempre più diffuse, oggi anche nei settori nobili come l'ecologia). Altro onere che spesso le aziende tendono a evitare, lasciandone il carico alla comunità locale, è il ripristino dell'area di cantiere una volta realizzato l'impianto. Sbancamenti, strade, macerie, scarti lasciati alle intemperie, stravolgimento della vegetazione e dei canali di deflusso delle acque. Questo si può verificare una volta finito l'impianto. L'azienda poco seria prende i soldi e scappa, lasciando la campagna circostante come un campo di battaglia, con buona pace di chi quella campagna se la gode come una straordinaria bellezza, o di chi vi ha investito in altre forme di economia verde (come gli agriturismi, le case vacanze, ecc..).
La quantità della somma da versare come cauzione non è fissata in delibera. Il Comune di Giove però ha introdotto un importante concetto, che è quello della rivalutazione. La somma deve crescere con il tempo, per permettere che a fine ciclo di vita l'impianto possa essere smantellato con una cifra che non sia stata mangiata nel tempo dall'inflazione. La serietà della polizza assicurativa fideiussoria rivalutabile è insomma alla base della riuscita dell'operazione.
Uno dei casi in cui la formula della fideiussione non ha dato buoni frutti è relativa alla nascita di alcuni nuovi quartieri residenziali ad Amelia. La nuova amministrazione del sindaco Sensini, appena insediato, ha dovuto rivedere tutta la partita delle cauzioni, adeguandole a un reale soddisfacimento dei bisogni pubblici. In passato infatti era accaduto che per stimolare l'edilizia ci si era affidati a cauzioni leggere. Poi le aziende costruttrici hanno fatto le case, le hanno vendute, e all'atto di dover sistemare tutte le urbanizzazioni (verde, illuminazione, fogne, ecc..) si sono date alla fuga, magari con dei fallimenti pilotati. Un comune serio dovrebbe evitare questi favori alle imprese, perché poi a pagare sono tutti i cittadini, che devono aprire il portafogli e non avere in cambio alcun servizio
Pierluigi Sbaraglia
Corriere dell'Umbria Sabato 17 Luglio 2010

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