La Tarkett taglia la produzione

La crisi mette in ginocchio anche la Tarkett, l'ex Linoleum di Narni Scalo, che per il 2013 è costretta a ridurre le produzioni, per una contrazione degli ordinativi. L'ha comunicato il direttore del sito, ingegner Guerra, a fianco il responsabile del personale, dottoressa Severino, ai segretari di categoria Femca-Cisl. Filctem-Cgil, Uilcem-Uil, Rossi, Cardinali, Di Lecce nel corso della presentazione del budget concernente il nuovo anno fiscale. Il 2013 sarà di sofferenza rispetto al buon andamento degli esercizi precedenti, con un calo, presumibile, di 600 mila metri di Linoleum, circa due mesi di lavoro.

Tarkett è una multinazionale leader nel settore dei pavimenti resilienti e in particolare nello stabilimento di Narni, è scritto nel sito della società, viene prodotto uno dei pavimenti naturali per eccellenza: il linoleum. L'azienda s'impegna costantemente nella ricerca e nell'innovazione sostenibile del prodotto. le sue materie prime derivano completamente dalla natura: l'olio di lino, la juta, la farina di legno, la farina di sughero, la resina di pino. Il linoleum può essere direttamente riciclato e, volendo, può essere economicamente termo-valorizzato senza rilasciare fumi tossici.
Il sito di Narni Scalo, sorto nel 1898, è un punto di riferimento mondiale per la produzione di Linoleum, occupa 124 lavoratoti e da poco è diventato sede anche della filiale commerciale e marketing Tarkett in Italia.
Nonostante la crisi, la società non resterà con le mani in mano e sta cercando nuovi mercati e opportunità con nuovi cataloghi delle collezioni. Guerra ha comunicato ai sindacalisti Rossi, Cardinali, Di Lecce che per il2013 sono previsti investimenti per un milione di curo per il risparmio energetico a causa dell'aumento consistente delle materie prime. Intanto le federazioni sindacali nazionali di Femca, Filctem e Uilcem rivolgono un pressante appello a tutti i parlamentari affinchè non sia modificato il comma 19 dell'articolo 34 del decreto sviluppo che prevede l'anticipo delle sanzioni per le aziende che, secondo la norma, avrebbero dovuto produrre i sacchetti per asporto con prodotti biodegradabili. Per i segretari nazionali dei chimici Gigli, Miceli e Barbagallo

"l'attuale legislazione ha consentito uno sviluppo significativo per quello che riguarda la chimica verde che ha generato importanti investimenti industriali in Italia che potrebbero essere significativamente incrementati."
Femca, Filctem, Uilcem chiedono di essere ascoltati per un confronto, per mettere in evidenza come i trasformatori possano utilizzare indifferentemente plastiche e bioplastiche, senza danno per i lavoratori e le imprese.
"É tempo di dire basta - concludono Gigli, Miceli e Barbagallo - a coloro i quali stanno rallentando l'evoluzione su tale materia, fondamentale per lo sviluppo di un'industria chimica sostenibile."
Corriere dell'Umbria Giovedì 29 Novembre 2012

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