Un territorio, quello di Narni ed Amelia, caratterizzato soprattutto da realtà agricole, seguite da imprese che agiscono nel commercio, nel manifatturiero ed nell'edilizia.
Un territorio dove la crisi si sente ma che cerca con insistenza e determinazione le strade per uscirne, guardando all'internazionalizzazione e cercando di superare quegli ostacoli, come il caro energia e la burocrazia, che pesano come macigni e non permettono uno sviluppo.
E se il numero delle aziende totali è in calo (nel 2012 sono 30 meno dell' anno passato) in alcuni settori si registrano dati positivi. Aumentano, infatti, il numero delle attività nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria, che registra un + 4, (19 nel 2011, 23 nel 2012); così come quello delle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (+ 6), da 220 nel 2011 a 226 nel 2012 e dei servizi di informazione e comunicazione (+ 3), 44 nel 2011 e 47 nel 2012. Per quel che concerne il turismo, i dati vedono una generale tenuta.

A soffrire di più è l'alberghiero che registra il un calo di presenze, mentre l'extralberghiero entra sempre più nelle simpatia dei viaggiatori, sia italiani che stranieri. Nel territorio Amerino-Narnese non mancano le situazioni di crisi e difficoltà, come quella che sta vivendo la Novelli. Vi sono, poi, aree che potrebbero essere valorizzate o riconvertite ma i cui progetti sono assenti o fermi, come nel caso dell'ex pastificio Federici, abbandonato a, se stesso, e la zona delle Fornaci, un'area composta da circa 18 lotti, che avrebbero dovuto rappresentare un polo produttivo strategico, ospitando poco meno di 40 attività, artigianali e industriali. Ma i lavori per la sistemazione dell'area, per la sua necessaria urbanizzazione, non sono ancora stati terminati.
In prospettiva futura si punta sempre più, anche in questo territorio, sulle energie da fonti rinnovabili (impianti fotovoltaici, eolici, produzione energia da altre fonti rinnovabili), oltre che sul settore ambientale: per esempio con il nel recupero dei rifiuti, come pneumatici fuori uso, e nel trattamento dei biodegradabili attraverso l'implementazione di biodigestori. E poi, dulcis in fundo, la qualità. Soprattutto nell'agroalimentare, è diventata una parola d'ordine e va sempre più a braccetto con la filiera corta.

Corriere dell'Umbria Mercoledì 28 Novembre 2012

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