Frà Elia è un mistero vivente. Un mistero che diventa più inspiegabile durante la settimana della Passione. Il giorno del Venerdì Santo poi è il culmine della sofferenza. Come Cristo crocifisso quest'uomo, minuto nel fisico e incrollabile nella fede, rivive nella sua carne gli atroci dolori di chi è morto per gli altri.

Sul suo corpo evidenti e vere le ferite ai piedi, sulle mani, al costato e alla fronte. In un lettino con due spalliere di legno Frà Elia trascorre queste ore tra un dormiveglia e una forma di ascesi, quasi avvolto dal sangue che sgorga dalle piaghe. Una scena che colpisce, che impressiona sia chi crede e sia chi non crede. É guardato a vista, gli cambiano le bende spesso, riceve la visita, rapida e silenziosa; di vescovi, parroci e amici, che arrivano da lontano e da vicino.

Appena si varca il portone del convento un intenso profumo di rose accoglie i fortunati che hanno la possibilità di salutarlo e vederlo per qualche secondo.
Succede sempre, raccontano coloro che a Calvi dell'Umbria sono di casa. Qui, in questo minuscolo paese del sud della regione, dal 2000 ha scelto di vivere Elia Cataldo, noto come Frà Elia, che da oltre quarant'anni porta la sua croce, le stimmate che periodicamente compaiono senza alcuna spiegazione e spariscono in altrettanto modo.

Ogni settimana soffre ma durante i giorni che precedono la Pasqua il suo diventa un calvario infinito. Lui sopporta tutto, con umiltà e rassegnazione, ringraziando e pregando. E perdona chi lo attacca, chi lo giudica e chi ritiene che sia un ciarlatano. Eppure quei segni sul corpo non sono inventati e non sono falsi, sono stati e sono tuttora oggetto di perizie e controperizie, di esami e accertamenti, da parte di medici su ordine anche del Vaticano.

Frà Elia ha fondato nel convento di Calvi, che prima era un cumulo di macerie, un'associazione, gli Apostoli di Dio, che hanno il compito di andare in giro tra la gente e diffondere l'evangelizzazione. La sua comunità si mantiene con le opere della divina provvidenza. Ha un progetto che gli sta molto a cuore, costruire un ospedale per i bambini a Bali perché li piccoli vengono maltrattati, percossi, abbandonati. A conferma che quest'uomo vive una realtà incredibile c'è la testimonianza di migliaia e migliaia di persone che ogni mese, l'ultimo fine settimana, lo vanno a trovare in convento per avere una parola di conforto o una preghiera o anche una guarigione.

Sui suoi poteri, secondo alcuni miracolosi, c'è un fiorire di discussioni e polemiche, anche invettive pesanti, ma lui è disponibile con tutti, ascolta e prega. Invita ad avere fede, a non perdere la speranza, a credere sempre in Dio. La sua storia parte 51 anni fa da un paesino della Puglia e lo vede in giro per l'Italia sempre alle prese con gli stessi "problemi" prima di approdare in Umbria.

É stato paragonato a Padre Pio ma la Chiesa non riconosce per ora le sue manifestazioni. Anzi... Non ha mai preso i voti anche se ha frequentato il seminario. Questa in estrema sintesi la sua esistenza. La sola certezza è che Frà Elia sta soffrendo in queste ore le pene dell'Inferno, ma domani finirà tutto. Le ferite spariranno per poi ricomparire con la stessa forza alla prossima Passione. La sua vita è una via Crucis, un mistero: Un grande, straordinario mistero.

Corriere dell'Umbria Sabato 30 Marzo 2013

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