Sale la tensione alla Sgl Carbon, una vertenza che si trascina da oltre 8-9 mesi. Il casus belli, delle ultime ore, è la proposta avanzata dai liquidatori di concedere alle maestranze 17mila euro, pro capite, come buonuscita, oltre alla firma di alcune liberatorie.
Per le sigle sindacali Femca Cisl, FiIctem Cgil, Uiltec Uil, e la rappresentanza sindacale unitaria è una proposta non soddisfacente, lontana dalle attese delle maestranze.
La Sgl Carbon è stata posta in liquidazione, in conseguenza del fatto, a parere dell'azienda, che lo stabilimento di Narni opera ormai in perdita da diverso tempo, con quantitativi di produzione sempre più ridotti.
Il 28 giugno, scadono i settantacinque giorni previsti dalla procedura di mobilità e tutti i lavoratori saranno licenziati.
Per la multinazionale la richiesta più volte avanzata dalle forze sociali di proseguire con l'attività produttiva nonostante la liquidazione non può essere accolta poiché sarebbero prodotte nuove perdite.
Gli elettrodi sono bloccati nei magazzini, (qualche mese fa sono fatti uscire due camion per una consegna alla ThyssenKrupp, di viale Brin).
Intanto si sono affacciati probabili acquirenti, almeno tre, di cui due ufficiali e nell'ultimo incontro al ministero dello Sviluppo Economico, in via Molise, a Roma, con la regia del viceministro Claudio De Vincenti, sembra che i liquidatori abbiano accolto di trattare con gli imprenditori che hanno presentato le manifestazioni d'interesse.

Il fatto nuovo consentirebbe di guadagnare tempo, ma la scadenza della procedura, senza un accordo, fa crescere rabbia e delusione. Governo, regione Umbria, comune di Narni, Sviluppumbria sono disponibili a fare la loro parte per consentire che lo storico sito di Narni Scalo non abbassi definitivamente i cancelli. La filiera dei produttori di acciaio da forni elettrici ha necessità degli elettrodi di Narni Scalo, perchè è l'unico produttore del Paese. Ieri pomeriggio si è svolta all'interno dello stabilimento, in via del Lavoro, un'assemblea dai toni accesi. Fabrizio Framarini, segretario della Femca, è preoccupato.

"I giorni stanno finendo , preso atto della posizione di Sgl, riteniamo opportuno fare un incontro con i liquidatori per chiedere la sospensione della mobilità e l'eventuale attivazione della cassa integrazione."
Le manifestazioni d'interesse presentate non aiutano a trovare una via d'uscita? 
"è proprio per questo che chiediamo la sospensione. L'approccio, finora, dei liquidatori è stato molto duro nei confronti dei lavoratori, speriamo che l'attivazione della cig possa far diminuire l'enorme pressione che sta aumentando nello stabilimento."
I lavoratori hanno respinto quanto avanzato dai liquidatori. Franco Di Lecce, segretario regionale dell'Uiltec Uil alza il tono della voce.
"La richiesta ci sembra provocatoria, noi continuiamo a sostenere che per adesso non si debba parlare di cifre, viste le manifestazioni d'interesse presentante e di cui si è ampiamente discusso nell'incontro con il viceministro De Vincenti, al ministero dello Sviluppo Economico. Ribadiamo la necessità di sospensione della mobilità e l'apertura della cassa integrazione ed eventualmente parlare della parte economica soltanto negli ultimi mesi dell'anno quando avremo le idee più chiare nell'eventuale prosecuzione dell'attività lavorativa."

Il sindacato, al termine dell'assemblea, ha redatto un documento che ha inviato ai liquidatori, respingendo la proposta ma si è reso disponibile al confronto, sulla base delle richieste già in precedenza avanzate. Continua dunque il braccio di ferro tra parti sodali e azienda ma sarebbe opportuno che si operi per evitare la rottura delle relazioni industriali. Ed a quel punto saranno forti dolori.

Corriere dell'Umbria Venerdì 20 Giugno 2014

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