"Ripristinare la struttura originale e gli elementi di maggior pregio del palazzo nel rispetto delle fasi storiche, utilizzando le parti già compromesse da precedenti interventi per realizzare i collegamenti, i servizi e i vani tecnici utili al moderno utilizzo dell'edificio. Tutto questo è avvenuto con naturalezza e senza voler ad ogni costo lasciare un segno: al contrario il fine dell'intervento è stato quello di restituire, per quanto possibile, un antico edificio ad un utilizzo moderno senza 'effetti speciali'. Le parole sono di Claudio Di Loreto, architetto che ha progettato e seguito il restauro del palazzo comunale che il prossimo fine settimana dopo sei anni di lavori verrà riconsegnato alla città. "
L'obiettivo prioritario legato al finanziamento dell'intervento - ha spiegato Di Loreto - era quello di consolidare e migliorare le caratteristiche antisismiche di un edificio che è arrivato fino a noi attraversando circa otto secoli, resistendo agli agenti esterni e ai numerosi eventi sismici che si sono succeduti. Seguendo questo concetto ispiratore, una volta avvenuta la parziale eliminazione degli intonaci, si è evidenziata una consistenza muraria di discreta qualità ma talmente ricca di aggiunte e sovrapposizioni da indurre la revisione dell'intervento di consolidamento inizialmente previsto che, utilizzando tecniche 'moderne' (acciaio e calcestruzzo), sarebbe risultato troppo invasivo e male integrato con le antiche murature. Abbiamo così ipotizzato un nuovo intervento che ha previsto l'utilizzo diffuso di malta a base di calce ben integrabile con le murature storiche.
Lo studio e la ricostruzione dell'impianto storico dell'edificio hanno creato le condizioni anche per la riqualificazione urbanistica del palazzo con la riapertura funzionale degli ingressi dal vicolo del Comune e dalla piazza della Pinciana (quest'ultimo da completare) che erano stati negati tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900 conferendo così al palazzo l'aspetto di una fortezza accessibile solo dalla piazza mentre in realtà, per almeno sei secoli, il Palazzo del Podestà era stato organismo architettonico permeabile e aperto verso l'esterno, al piano terra, almeno su tre direttive. La parte più onerosa dell'intervento, relativa alle opere interne e volta alla riqualificazione tipologica dell'edificio, è consistita in generale nell'eliminazione delle aggiunte e, a livello di dettaglio, nell'utilizzo di materiali, tecniche di posa e finiture differenziati per epoche di riferimento. Si sono cioè diversificati, nelle varie parti dell' edificio, la tecnica di posa degli intonaci e la loro successiva coloritura, la posa ed il formato e la partitura geometrica delle pavimentazioni in cotto umbro realizzato a mano.
Anche a questo scopo - ha concluso l'architetto - nella distribuzione e nell'organizzazione degli uffici si è preferito lasciare gli ambienti più liberi possibile, per permettere la rilettura delle strutture antiche, definendo lo spazio operativo con l'inserimento di un sistema di arredo contemporaneo e funzionale"
Chiara Rossi
Corriere dell'Umbria Martedì 14 Settembre 2010

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