ll mistero della sorgente di Stifone

Le sorgenti di Stifone tornano a entusiasmare e incuriosire gli appassionati del sottosuolo ma anche gli abitanti della zona che sembrano oggi trovare conferma delle loro intuizioni, tramandate da anni, nella nuova e importante scoperta appena avvenuta che segna l'incontro tra leggenda e realtà.
Si tratta del ritrovamento di ossa animali all'interno della sorgente. Un'interessante sorpresa apparsa sott'acqua, in fondo a un cunicolo, nel corso delle riprese video realizzate dall'associazione "Culture Sotterranee", che sta producendo un documentario dal titolo "Risorgenze di Stifone", dedicato al mistero delle sorgenti di Stifone appunto, una delle più importanti risorgenze carsiche d'Italia.
Durante l'esplorazione del condotto naturale che porta l'acqua alla sorgente, detta "Della morica", una delle più grandi del complesso sorgivo, gli esploratori subacquei dell'UmbriaSub di Todi sono riusciti a risalire per 15 metri all'interno della montagna malgrado la fortissima corrente presente.
É così che alla fine del cunicolo sono state individuate delle ossa animali incastrate nelle rocce, le cui dimensioni variano dai 10 ai 13 centimetri.
Ipoteticamente si presume fossero di animali di taglia media come ovini caduti dai pascoli sovrastanti o cavernicoli tipo tassi o talpe.
Ma a stabilire a quale animale appartengano e a quale epoca risalgano saranno i risultati delle analisi, in corso su dei campioni prelevati.
Animali caduti, sì. Questo ritrovamento, infatti, avvalora curiosamente la miriade di leggende che da sempre circondano queste sorgenti alcune delle quali, raccontano di animali caduti in grotte e buchi presenti nelle montagne circostanti, lontani chilometri da Stifone, e sbucati dopo tempo alle sorgenti di Stifone, nel periodo in cui erano attivi i mulini per la macinatura e quindi il flusso dell'acqua era controllato continuamente.
Considerando il forte flusso dell'acqua di circa due metri cubi al secondo, sembra praticamente impossibile che un animale possa essere entrato nel cunicolo passando dall'uscita, lasciando poi le proprie ossa incastrate tra le rocce.
Sembra assai più probabile che un collegamento con l'esterno più a monte abbia permesso la caduta di un animale le cui ossa sono state poi trascinate dalla corrente d'acqua sotterranea fino al punto in cui sono state rinvenute.
Sembra dunque ci siano delle grotte sopra Narni, che interessano un'area che i geologi individuano intorno ai mille chilometri quadri, fino al monte San Pancrazio e i monti Sabini.
"Il complesso delle sorgenti ha una portata di 13 mila litri al secondo, più della Cascata delle Marmore - spiega Augusto Rossi di "Culture sotterranee" - Questo lascia dedurre che ci sia un bacino di raccolta molto ampio - che i geologi stimano tra i 700 e 1000 chilometri quadri - e che raccoglie l'acqua dai monti narnesi, amerini, fino al monte Tancia e ai monti Sabini.
L'ipotesi più accreditata per questo complesso sorgivo è che ci sia un reticolo carsico nelle montagne che in parte raccoglie le acque piovane e in parte si unisce alle acque di flussi profondi, sfociando insieme a Stifone."
Una comunicazione dunque tra le montagne e un fiume sotterraneo che sfocia a Stifone e che andrebbe a spiegare il mistero delle montagne raccontato nelle storie degli anziani del posto, nate dall'esperienza dei vecchi mugnai che, tra le pale dei loro mulini, ritrovarono borracce, cani, oggetti e animali.
Anziani che, forti dei loro ricordi, hanno seguito affascinati l'interessante scoperta, della quale verranno forniti i dettagli nel documentario che a Natale verrà proiettato sia a Narni che a Terni.

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