Narnia bye bye

Su Narnia non ci crede più neanche la Disney.
Un'indiscrezione, che sta circolando insistentemente negli ambienti delle produzioni internazionali e riportata da alcuni dei maggiori siti di informazione cinematografica, vede il colosso americano intenzionato a fare economia e rinunciare alla realizzazione del terzo episodio della saga scritta da Clive Staple Lewis sulle "Cronache di Narnia", appunto.
e i motivi sarebbero proprio dati certi "di cassa".
La realizzazione della pellicola, infatti, costerebbe troppo.
A surrogare questa tesi le performance delle "pizze" nelle sale di tutto il mondo.
Il primo episodio, dal titolo "Il leone, la strega e l'armadio", avrebbe incassato ben 745 milioni di dollari contro i 180 milioni spesi per la produzione.
"Il principe Caspian", il secondo episodio della serie, invece, a fronte di circa 200 milioni di spesa ha incassato appena 419 milioni di dollari al botteghino.
Un calo notevole, anche se il progetto sembra avere una sua sostenibilità.
Tuttavia, la Disney, in tempi di magra, non sembra avere molta intenzione di fare un salto nel buio.
Eppure sembrava che la macchina organizzativa avrebbe dovuto riprendere a girare addirittura la prossima primavera.
Ipotesi non tramontata comunque, anche se le resistenze di parte della dirigenza del leader mondiale nel settore dell'animazione cinematografica sembrano essere molto forti.
E la base solida è rappresentata proprio dal pessimo trend imbroccato dalla seconda puntata del film tratto dall'opera di Lewis.
Una notizia che ormai, nella città di Narni - da cui la trama delle "Cronache" ha preso simboli e nome - rischia di passare inosservata.
Infatti, è evidentemente ormai tramontata qualsiasi ipotesi legata allo sviluppo turistico prodotto dalla potenza comunicazionale di un evento planetario come quello dell'uscita dei due film della Walt Disney.
E qualche rammarico, a questo punto, potrebbe anche svanire.
Certo, almeno tre anni di pubblicità e opportunità gratuite sono stati gettati al vento.
A parte poche singole e valide iniziative, di "Narnia e Narni" non si ricorderà granché.
Nonostante in molti avessero creduto che il treno era da prendere a tutti i costi.
Problemi organizzativi, di budget e poca fiducia nel progetto da parte dell'amministrazione comunale narnese, alla fine, hanno sancito il fallimento di ogni potenziale e concreta iniziativa.
Rimangono aperti alcuni "file" che lasciano comunque l'amaro in bocca.
Vedi il successo del vino prodotto da un viticoltore locale che esporta migliaia di bottiglie nei paesi dell'Est e in Europa.
é bastato, infatti, produrre un vino discreto e appiccicarci l'etichetta delle "Cronache di Narnia" per fare un pacco di ordini alto così.
e così beffare anche la Disney, che certo non produce alcolici nel suo ampio catalogo di merchandising.
e l'amaro in bocca resta certamente anche a chi ha conosciuto, creduto e lanciato "Narnia" fin dall'inizio: l'ingegnere narnese Giuseppe Fortunati, colui che per primo parlò anni fa al pubblico del mistero di quel celebre racconto di Lewis, che citava una città fantastica dal nome simile a quello del borgo medievale umbro, e che, carte e documenti alla mano, nel tempo venne dimostrato essere realmente coincidenti

Cesare Antonini
Corriere dell'Umbria Sabato 3 Gennaio 2009

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